Murano Glass: Emmedue Vetreria Artistica
Il Vetro di Murano
L’arte vetraria eseguita a Murano è conosciuta internazionalmente. È stata trasferita da Venezia e concentrata in quest’isola con un decreto del Maggior Consiglio nel 1292. Fin da allora gli artigiani dediti alla lavorazione del vetro pregiato, gelosi delle proprie conoscenze, si tramandavano da padre a figlio la tecnica di lavorazione del vetro, dimostrando al mondo come da semplice sabbia si possano ricavare forme d'arte ancora oggi molto ricercate e apprezzate nel mondo. Oggi l’arte si impara attraverso una lunga esperienza fatta nelle fornaci con molta pazienza e amore per l'arte di lavorare il vetro.Vetreria artistica Emmedue
La VETRERIA ARTISTICA EMMEDUE è stata fondata nel 2003 da maestri che, nonostante la loro giovane età, hanno acquisito una esperienza ventennale nella produzione di vetri soffiati con una spiccata predilezione per i bicchieri da collezione, le coppe da centrotavola, brocche e bottiglie. È veramente uno spettacolo suggestivo vederli all’opera nella loro fornace mentre forgiano la materia vetrosa incandescente.Eseguono personalmente le miscele che compongono i vari tipi di vetro, che, con caratteristiche diverse, li rendono adatti ai diversi usi nei quali sono impiegati. Speciali sono i soffiati da collezione, eseguibili in colori, linee diverse e con fantasie sempre nuove. Ricercatissime sono le linee più tradizionali che appartengono alla storia vetraria dei migliori maestri di tutti i tempi. Il servizio da tavola è un tipico prodotto delle vetrerie di Murano fin dalle origini medievali.
Appartengono alla migliore tradizione i calici, i flute, accompagnati da brocche e bottiglie di uguale raffinatezza.
LA VETRERIA ARTISTICA EMMEDUE produce molte linee, dal raffinato al moderno, la cui produzione, accuratamente eseguita a mano, dona al fortunato possessore una incantevole meraviglia nell’uso quotidiano della maestria muranese. Molto prestigiose sono le produzioni da Museo, che solo pochi maestri sono in grado di eseguire, mentre all'EMMEDUE ne troverete in vasto assortimento.
Visionando le nostre fotografie potrete vedere una vasta gamma di bicchieri della produzione tradizionale, che una serie di altri oggetti per l'arredamento della vostra casa.
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Nuova linea 3 dell’ACTV sul Canal Grande
La nuova linea di navigazione quindi potrà essere al servizio dei veneziani. Ma quali veneziani se i capolinea sono Piazzale Roma e San Zaccaria o peggio Calle Vallaresso? Coloro che hanno l’auto al Tronchetto come fanno a raggiungerlo? Ovvio devono smontare a Piazzale Roma, devono aspettare la linea 82 (che diventerà Linea 2 – Grandi cambiamenti!!!!!) e quindi montare sul vaporetto affollatissimo di turisti, che non ti fanno passare, che hanno le valigie in mezzo, che non sanno quale è la loro fermata e stanno vicino all’uscita intralciando tutti.
Complimenti anche per la pubblicità: la linea è femminile, sarebbe stato il caso di fare un fiocco rosa non azzurro.
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I Colori del Vetro
Il principale componente del vetro è la silice (SiO2, biossido di silicio), minerale che forma la maggior parte delle rocce, ma per la preparazione del vetro questo componente deve essere particolarmente puro, perché qualsiasi impurità darebbe al vetro una colorazione indesiderata.
Per abbassare il punto di fusione della sabbia silicea, circa 1700°, si aggiunge un fondente, soda o potassa, che ha la capacità di abbassare il punto di fusione a circa 800°. La proporzione della quantità di soda nel materiale da fusione è direttamente proporzionale all’intervallo di lavorazione all’interno del quale il vetro solidifica. Si dice in gergo vetro lungo o vetro breve in relazione alla quantità di soda presente molta nel primo caso, poca nel secondo.
Glossario
Avventurina: tipo particolare di vetro che si ottiene con un procedimento molto singolare che consiste nell’aggiungere a fusione conclusa determinate quantità di materie prime, affinché il rame possa coagularsi in piccoli grumi e risulti rilucente. L’avventurina è migliore quando i cristalli di rame sono omogenei in tutta la fusione. Dell’origine dell’avventurina è rappresentativa la definizione che viene data dal vetraio seicentesco Giovanni Darduin: “la si dimanda Venturina, et con ragione, perché sortisse più da ventura che da scienza”.
Bluino: è un vetro trasparente chiaro e compatto nel colore che si ottiene con l’aggiunta di cobalto nella miscela di preparazione. Particolarmente adatto alla decorazione dei lampadari classici muranesi, viene spesso impiegato nei calici e nei piedistalli dei bicchieri soffiati.
Calcedonio: Il minerale principale per la preparazione del Calcedonio è l’argento, così denominato per la somiglianza ad una varietà della pietra dura chiamata calcedonio naturale, l’agata zonata. Risulta un vetro opaco con venature di vari colori su fondo scuro, particolarmente difficile da preparare per la particolare combinazione dei vari minerali che lo compongono.
Canna da soffio: tubo di materiale ferroso, cavo, con il quale si attinge nel crogiolo del forno per togliere la parte di vetro fuso che verrà successivamente lavorato.
Cristallo: Sabbia silicea con pochissime intrusioni di minerali nella sua composizione. Bastano pochi grammi i ossido di ferro per chilo di sabbia per dare al vetro una colorazione verde – blu. Anche la percentuale di soda influisce sulla trasparenza e brillantezza del vetro prodotto.
Filigrana: consiste nell’inserimento in una canna di vetro trasparente (cristallo) di un’anima colorata, spesso bianca, che risulta immersa, nella parte centrale, della canna. Questa è la base di tutta una serie di particolari lavorazioni, dal reticello allo zanfirico. Quando più canne vengono attorcigliate assieme si ottengono forme particolari che sembrano dei ricami all’interno del vetro
Incalmo: tecnica di accostamento di diversi colori di vetro saldati assieme a caldo così da creare, un unico pezzo soffiato con distinti colori. Solo alcuni colori possono essere uniti con questa tecnica, in quanto ogni colore ha proprie caratteristiche di raffreddamento che, ovviamente, debbono essere compatibili, altrimenti le tensioni diverse finirebbero per rompere l’oggetto creato.
Lattimo: il lattimo è un vetro bianco opaco, ideato per somigliare alla porcellana, quando le porcellane cinesi cominciarono ad essere commercializzate in Europa. L’anima della filigrana bianca è in questo materiale. Lo si ottiene opacizzando il vetro con ossido di stagno.
Murrina: la murrina è un pezzo di canna tagliata. Di solito la si ottiene con l’accostamento di vari tipi di colori in pasta vetrosa accostati per formare il disegno voluto e portati a fusione. Il risultato è una lunga canna la cui sezione ha la forma ed i colori voluti. Tagliata in dischi della lunghezza variabile da pochi millimetri a 3 4 centimetri la forma ottenuta è la murrina. L’accostamento di più murrine su una piastra permette la lavorazione della murrina stessa sia per la preparazione di vari oggetti, sia per la decorazione con l’attaccatura a caldo di oggetti grandi.
Reticello: si ha come una variante della filigrana. Con la canna in filigrana si forma una rete di canna sovrapposte dalle quali, fuse assieme, hanno una particolarità peculiare: nelle intersezioni delle canne una piccola bolla d’aria rimane imprigionata ed appare al centro dei fili della filigrana, dandole un senso di leggerezza. Sono molto apprezzati i bicchieri eseguiti con tale tecnica, ma anche i piatti, le bottiglie e le coppe.
Rubino: è un colore molto particolare della vasta gamma di colori producibili per la produzione di vetro trasparente. Il colore rosato viene dato dall’utilizzo nella miscela di prodotto vetrificante dall’oro.
Zanfirico: è una tecnica particolare di lavorazione con la quale preferibilmente vengono eseguiti piatti e bicchieri. È anch’essa una variante della filigrana. In questo caso le canne prodotte vengono intrecciate in varie forme fino ed accostate così che si possano avere vetri soffiati che dal centro partono per l’esterno come spicchi.
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Videos of Venice (video di Venezia) - 2007/11
This one is entitled St Mark's square view from the bell tower and shows the daily routine of one of the most famous squares in the world, it focus on the St Mark's Clocktower, St Mark's Basilica and Doge's Palace
In this extend version of the previous video there are some shots and close ups of the Redentore Church by Palladio architect, Chiesa della Salute, the boat traffic in Bacino San Marco (the expanse of water next to St Mark's square)
This video shows venetians and tourists dealing with high water, and at 2:00 you can see traffic cop doing their job directing the people flow on the passerelle (the runways).
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Murano, l'isola del Vetro

Delle antiche chiese che adornavano l’isola ne rimane una sola, la Chiesa dei Santi Maria e Donato, San Donà per i muranesi. La sua costruzione risale al VII secolo, ma la sua forma attuale la acquisì nel XI secolo. La forma romanica, l’abside esterna a pianta esagonale, il suo ordine di nicchie adornato da coppie di colonnine e capitelli romanici, nonché i suoi splendidi mosaici risalenti al IX secolo, la pongono come meta obbligata a chi voglia avere un quadro completo dell’arte veneziana.
Conosciuta in tutto il mondo per la fabbricazione del vetro, non tutti sanno che fu un editto del Maggior Consiglio del 1292, a spostare nell’isola la produzione del vetro. La motivazione ufficiale fu di evitare gli accentramenti di fornaci pericolose all’interno di Venezia così che si potessero allontanare i pericoli di incendi spesso disastrosi per la città. Probabilmente la motivazione era più squisitamente protezionistica, cioè evitare che i veri conoscitori dell’arte della produzione del vetro, i maestri vetrai, si potessero allontanare da Venezia e portare altrove conoscenze così preziose per la crescita economica di Venezia. Alcune leggende, e si sa che alla base di tutte le leggende c’è un fondo di verità, alcune leggende dicono che furono mandati dei sicari a “sollecitare” il rientro di alcuni fuggitivi con l’imperativo ordine di ucciderli se non fossero riusciti a convincerli di ritornare vivi in patria.

Scendendo ad una qualsiasi delle sette fermate del vaporetto che portano a Murano si trovano innumerevoli negozi che offrono ai passanti i migliori oggetti che oggi si possono produrre nell’isola. Vasi, coppe, lampade, lampadari, bicchieri di vetro ed oggetti di qualsiasi tipo tutti eseguiti con maestria secolare a Murano.
Nei secoli passati molti pittori tra i più noti si ispirarono alla produzione vetraria muranese per dare un tocco di originalità ai propri quadri, tanto che il vaso chiamato Veronese porta questo nome proprio in onore al grande Paolo Veronese che nella sua tela Annunciazione, esposta negli spazi delle Gallerie dell’Accademia, egli dipinge un vaso tondo, trasparente, leggero e con l’imboccatura sottile, ripreso dai maestri vetrai alla fine dell’ottocento e successivamente divenuto il simbolo dell’arte vetraria.
Ogni volta che si assiste alla lavorazione del vetro si ha una sensazione di infantile stupore guardando questa massa incandescente di materia che prende forma grazie alle abili mosse del maestro.
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A la Zirada: il quarto ponte sul Canal Grande
Personalmente sono d’accordo con il Sindaco di Venezia Massimo Cacciari sul dare al ponte in questione un nome storico così come lo sono gli altri ponti, non solo quelli che attraversano il Canal Grande. Nessuno di questi porta il nome del suo progettista, sarebbe come chiamare il ponte di Rialto “Ponte di Antonio da Ponte” , oppure il Ponte della Ferrovia o degli Scalzi “Ponte Miozzi” Ecco quindi che proporlo come “Ponte a la Zirada” sarebbe la soluzione migliore per il contesto storico e geografico cittadino.
Zirada perché il Canal Grande effettua una svolta, Zirada perché anche Ca’ Foscari si pone alla Zirada del Canal, Zirada perché proprio davanti a “La Machina” i regatanti effettuano la svolta del Canale e, non per ultimo, Zirada perché la vicina Chiesa di S. Andrea “a la Zirada” era indicata come ultimo estremo lembo della città verso Fusina, con il Canale che effettua una svolta a destra uscendo dal Canal Grande, entrando nelle calme acque della laguna, molto tempo prima che fossero costruiti il ponte ferroviario prima ed il ponte automobilistico poi.
La Chiesa di S. Andrea de la Zirada, attualmente relegata in uno spazio angusto dietro il Garage Comunale, era un antico monastero di Monache Agostiniane che sotto il dogado di Andrea Dandolo (1343 – 1352) furono obbligate a perpetua clausura. Ancora negli ultimi anni del XX secolo vi erano rinchiuse alcune Monache in clausura.
La Chiesa ed il Monastero furono fondati nel 1320. Sono ancora esistenti sulla lunetta esterna della facciata principale due bassorilievi del XIV secolo raffiguranti la Invocazione di Paolo e Andrea e “Cristo passo”.
Giambattista Albrizzi nel suo Forestiero Illuminato del 1772, così descrive la Chiesa:
…Prendendo il cammino a mano manca, dopo buona pezza di strada, si trova in una gran Piazza la Chiesa e il Monastero di Monache Agostiniane, sotto la invocazione di S. ANDREA, detto anticamente “dalla Ziada”….
…..La Chiesa ha sette altari, maestrevolmente, e riccamente lavorati. Si vedono ai lati dell’Altar Maggiore, due quadri del Tintoretto. La tavola di S. Agostino è di Paris Bordone; e quella di S. Girolamo è di Paolo Calliari. Delle due tele poi sopra il Coro delle Monache, l’una è di Tintoretto, l’altra del Palma. All’Altare maggiore si vede una gran mole di pietra macchiata, che figura il monte Tabor e vi sono sei figure di marmo bianchissimo assai bene intese. Bellissima è pure la statua di S. Andrea posta sopra il suo altare….
Nel 1957, dopo un notevole restauro, la Chiesa viene riaperta, ma rimane consacrata per poco tempo. Viene successivamente data in uso, come laboratorio, ad un famoso artista contemporaneo almeno fino al 2002.
Dimenticare la propria storia significa dimenticare la conoscenza del proprio essere, abbandonare nell’oblio tutti coloro che con le piccole o grandi cose hanno costruito la città di Venezia, la sua storia e la sua magnificenza, lasciare che l’ignoranza prenda il sopravvento sui valori che hanno portato Venezia ad essere unica e splendida significherebbe gettare al vento mille anni di sacrifici, di lotte, di grandi vittorie e cocenti sconfitte, significherebbe abbandonare ancora una volta la nostra città ad un inevitabile destino di museo a cielo aperto.
Per questi motivi il quarto ponte sul Canal Grande sarà per me PONTE A LA ZIRADA.
Jacopo de' Barbari - Particolare
Convegno a Venezia: City Walls
Convegno sulla riqualificazione urbana, valorizzazione e tutela della città
Per celebrare la restituzione alla città delle colonne dell'Ala Napoleonica di Piazza San Marco, il Colorificio San Marco (che ne ha promosso il restauro) si fa promotore del Convegno: "City Walls: riqualificazione urbana, valorizzazione e tutela della città".
Il convegno, che si terrà il 9 novembre 2007 alle 15 presso la Scuola Grande di San Rocco, rappresenterà un momento di confronto tra le parti, istituzionali e private, nella vasta problematica che riguarda la tutela dello spazio pubblico come forma d'arte. L'incontro vuole essere il preludio alla costruzione e alla gestione di azioni di coordinamento finalizzate a sensibilizzare la cura e il rispetto dell'immenso patrimonio storico e culturale delle nostre città.
Interverranno:
Prof. Giudo Biscontin
professore di chimica del restauro universita' ca' foscari di venezia
Prof. Alba Cappellieri
professore di storia dell'architettura e del design politecnico di milano
Prof. Domenico De Masi
professore ordinario di sociologia del lavoro universita' la sapienza di roma
Prof. Carlo Olmo
direttore de "il giornale dell'architettura"
Prof. Guido Driussi
professore di chimica del restauro università ca'foscari di venezia e direttore di arcadia ricerche
Arch. Renata Codello
sovrintendente per i beni architettonici, per il paesaggio e per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di venezia e laguna
Prof. Carlo Magnani
rettore universita' iuav di venezia
Dr. Flavio Zanonato
sindaco di padova
Avv. Augusto Salvadori
assessore al turismo e al decoro della citta' di venezia
Dr. Davide Zoggia
presidente provincia di venezia
Arch. Gianfranco Pizzolato
vicepresidente consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori
Prof. Giandomenico Romanelli
direttore musei civici di venezia
Per maggiori informazioni visitare il sito www.hangar.it/citywalls
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ARTEMPO Where Time Becomes Art
Le oltre trecento opere della mostra, composte da rari e preziosissimi pezzi archeologici a installazioni contemporanee, provengono dalle vaste collezioni di Axel Vervoordt, dai Musei Civici Veneziani e da altre importanti raccolte pubbliche e private di tutto il mondo.
L’impressione che mi ha dato la mostra è stata quella di grande fascino ed ammirazione verso i preziosissimi reperti archeologici esposti, soprattutto la dama velata della collezione dei Musei Civici Veneziani di Ca’ Rezzonico.
La mia ammirazione per queste opere va oltre alla mera bellezza che le caratterizza, ma si sofferma alla singolarità e peculiarità delle maestranze che le hanno composte che ai giorni d’oggi non sono più riproducibili. Questa perdita è ben visibile percorrendo la mostra e soffermandosi sulle opere contemporanee nelle quali il vero scopo rappresentativo spesso e volentieri non è ben comprensibile.
Scopo della mostra è quello di mostrare gli effetti del tempo sulle opere e del compenetrarsi di queste ultime in esso, ma quello che ho potuto vedere è un bellissimo palazzo veneziano in sfacelo che necessita di un tempestivo intervento di restauro per non perdere nel tempo una testimonianza storica ed artistica.
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Andrea Palladio a Venezia: video
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Andrea Palladio 1508 - 2008
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Nel 2008 decorre il cinquecentenario della nascita di Andrea di Pietro della Gondola, conosciuto con l’appellativo postogli dal suo primo maestro, il conte Giangiorgio Trissino, ANDREA PALLADIO.
A Venezia Palladio fu incaricato di eseguire numerose opere e numerosi altri furono i progetti da lui presentati che per vari motivi non sono stati eseguiti. Uno di questi, forse il più famoso, è il progetto del Ponte di Rialto che egli presentò nel 1554 presentandolo come un grande viale sospeso sulle acque con due ali di negozi, poggiante sul Canal Grande su tre grandi arcate, con numerose colonne, capitelli e statue. Venne invece scelto il progetto di Andrea Da Ponte perché su un’unica arcata, più adatta a far percorrere la via principale della città dalle grandi navi mercantili che dovevano attraccare ai numerosi fondaci veneziani e stranieri posti sul Canal Grande.
Ha lasciato però segni molto significativi che si sono integrati con la città a cui ha dato il volto che oggi tutti noi conosciamo: la Chiesa di San Giorgio in isola con la sistemazione del chiostro ed il refettorio dei frati, la Chiesa del Redentore e quella delle Zitelle alla Giudecca, la facciata della Chiesa di San Francesco della Vigna, la facciata della Chiesa di S.Piero di Castello, il chiostro del convento della Carità con la splendida scala ovale, nonché alcuni interventi in Palazzo Ducale con la sistemazione della Sala delle Quattro Porte.
Ha partecipato come consulente alla ricostruzione del Palazzo Ducale dopo lo spaventoso incendio del 1577, cercando di convincere il Consiglio dei X che la struttura incendiata sarebbe dovuta essere abbattuta e rifatta secondo un preciso disegno da lui già preparato.
Nel 1574 il Re di Francia Enrico III fece visita a Venezia e passò sotto l’arco e la loggia costruite in suo onore al Lido prima di entrare in città scortato dalle imbarcazioni delle corporazioni comodamente seduto al posto d’onore sul bucintoro. Anche questa costruzione opera scenografica in legno, di grandioso impatto sull’ospite straniero è opera del Palladio. A noi è pervenuta grazie alle incisioni di Domenico Zenoni nelle quali sono indicate pure le illustrazioni poste sulle facciate laterali dell’arco, inneggianti le vittorie sui campi di battaglia del Re.
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Chiesa di San Giorgio Maggiore
Cenni storici
L’isola di San Giorgio posta geograficamente in un punto nodale della futura città di Venezia, in quello che diventerà la prima cartolina della città insulare, il bacino di San Marco, era conosciuta fin dai tempi romani tanto che il Brusegan nel suo Le chiese di Venezia indica come insula Memnia dal nome dei proprietari romani dell’isola. Su quest’isola, conosciuta come isola dei cipressi, nel IX secolo venne edificata la prima chiesa in legno intitolata a San Giorgio. La vera storia dell’isola così come la vediamo oggi, è da iniziare con la fondazione del convento benedettino ad opera dell’abate Giovanni Morosini su concessione del Doge Tribuno Memmo. Ingrandendosi sempre di più, ospitando i rampolli delle famiglie più influenti della città, il convento segue le evoluzioni della città diventando sempre più ricco e potente tanto da ospitare le reliquie di numerosi Santi della cristianità come Cosma e Damiano, il patriarca Eustachio, Paolo martire e le spoglie di S. Stefano, così che ogni anno il giorno di Natale i Dogi vi si recheranno in visita solenne, tanto da diventare una delle maggiori feste notturne veneziane.
Divenuta grande e potente la città anche il convento crebbe d’importanza fino a diventare per la cristianità punto nodale delle scelte del papato.
Nel 1800, quando i francesi minacciarono il papato a Roma, il conclave fu spostato su quest’isola.
Il pontefice Pio VII fu eletto proprio nel monastero di S. Giorgio. Purtroppo i francesi saccheggiarono anche qui e dei tesori artistici accumulati durante i secoli non rimase più nulla.
La facciata
Grazie al geniale progetto di Palladio, S. Giorgio forma un contrappeso ideale a piazza S. Marco, dall’altro lato del bacino.
La chiesa presenta nella sua facciata, su diversi piani, due frontoni di tempio di un bianco abbagliante, realizzati in pietra d’Istria. Il frontone centrale, quello più alto, ha le colonne incassate, poste su alti piedistalli, e un timpano triangolare completo. Con geniale maestria le colonne del frontone più alto sembrano dissolvere il timpano del frontone più basso che è parzialmente visibile. In questo modo le forme si compenetrano in modo elegante e raffinato.Questa tripartizione della facciata esaltata dalla parte centrale più alta riflette la suddivisione spaziale interna della basilica. La cupola impreziosisce e sottolinea la dinamica verticale della facciata.
L’interno
Palladio scelse la forma a croce latina, della basilica con transetto absidato e con le navate laterali più basse.
L’illuminazione interna è data da grandi finestre termali a semicerchio aperte nella volta a botte.
La divisione delle tre navate è scandita da semicolonne posizionate su alti piedistalli (come nella facciata). Le semicolonne sono accompagnate da paraste più basse. Attraverso la scelta del contrasto tra l’intonaco bianco candido e la pietra d’Istria, per sua natura tendente al grigio, Palladio mette in evidenza le diverse funzioni della parti architettoniche. La alte semicolonne sostengono il soffitto, le paraste invece reggono gli arche aperti sulle navate laterali.
Ha nel fondo, nel grandioso presbiterio, l’altare maggiore un po’ isolato rispetto all’insieme, e dietro ad un poderoso intercolumnio vi è il coro sviluppato in un insieme di grandiosa solennità romanamente concepita. Alle pareti laterali si possono ammirare due capolavori di Jacopo Tintoretto, qui collocati posteriormente il 1591. a destra vi è l’Ultima Cena, in questa scena tutto è avvolto in un turbinio di luce e di ombra; a sinistra invece vi è il cader della manna, scena paesaggistica dell’arte tintorettiana, in cui il soggetto è preso a pretesto per poter ritrarre un ambiente campestre.
Attraverso questo gioco di forme armoniose e grandiose allo stesso tempo, la basilica emana un senso di serenità incutendo anche una sensazione di reverenza.
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Chiesa del Redentore

Cenni storici
Nel 1575/76 a Venezia infuriò una terribile epidemia di peste che durò per più di un anno. Siccome la diffusione del morbo non accennava a placarsi come estremo rimedio il Senato decretò il 4 settembre 1576 di erigere una chiesa intitolata a Cristo Redentore.
Il 3 maggio 1577 venne posta la prima pietra lungo la fondamenta che costeggia il canale della Giudecca, dopo neanche tre mesi la peste miracolosamente cessò.
Allora il doge, i magistrati, i nobili, gli ecclesiastici e tutto il popolo in processione, attraversando il bacino con un ponte di barche, ringraziarono pubblicamente il Signore in quel luogo.
La progettazione fu affidata al più importante architetto veneto del tempo, Andrea Palladio.
Il Palladio, succeduto a Jacopo Sansovino come pubblico consulente architettonico della Repubblica, aveva presentato due progetti uno a pianta longitudinale e l’altro più moderno a pianta centrale. Venne creata appositamente per l’occasione una commissione che votò a maggioranza a favore della prima proposta. La scelta della chiesa a pianta longitudinale era più vicina alle richieste formulate dal Concilio Tridentino (1545-63).
La facciata
Il santuario è un bellissimo esempio dell’unione armonica tra il culto cristiano ed il tempio dell’ antichità classica. Palladio ha voluto creare una struttura che vista dall’esterno possa accompagnare il fedele verso la rinascita e verso il divino. La stessa gradinata esterna composta da quindici scalini è allegoria dell’ascesa graduale verso Dio, e la grande cupola che segna ed identifica tutta la fabbrica religiosa, termina con una lanterna sulla quale poggia il Cristo Redentore con il vessillo della Resurrezione.La splendida e lineare facciata, costituita interamente di marmo bianco, è segnata da quattro colonne che la dividono verticalmente e che sorreggono un timpano: i capitelli di queste colonne sono l’unione perfetta tra i due stili classici per eccellenza lo stile ionico, con le sue volute a chiocciola, e quello corinzio, con le sue caratteristiche foglie d’acanto.
Sopra un grandioso portale vi è un altro timpano più piccolo sostenuto da altre due semicolonne, in stile corinzio. Ai lati del portone nelle insenature apposite sono presenti due statue rappresentanti l’Evangelista S.Marco, santo patrono della città, (a sinistra) e S.Francesco d’Assisi (a destra).
Ai lati del timpano principale, con sapiente maestria, Palladio ha riproposto, in due piani, un finto timpano che sembra nascosto dietro quello principale. La ripetizione di questa forma triangolare, oltre a riprendere i canoni classici, ha il significato simbolico della Trinità.
Sopra questo finto timpano vi sono due statue rappresentanti San Lorenzo Giustiniani (il primo patriarca di Venezia, a sinistra) e Sant’Antonio da Padova (uno dei santi più amati a Venezia, a destra). Altre tre statue sono poste sopra il timpano superiore e raffigurano la Fede (al centro) col calice sollevato (che sembra raccogliere il sangue di Cristo) e la croce; con due Angeli ai lati.
Tutte queste statue furono volute dai Cappuccini per abbellire la semplice facciata palladiana, perciò vennero realizzate successivamente al 1673.
L’interno
La chiesa è strutturata in una lunga navata con profonde cappelle laterali (tre per parte), coperta da un ampia volta a botte e unita tramite un grande arco trionfale al presbiterio e alle sue due ampie absidi laterali.
Il presbiterio ospita il grande altare maggiore ed è schermato da un’esedra di grandi colonne che ne segnano la centralità. Da una serie di spaziose finestre termali entra una luce soffusa e suggestiva.
All’entrata ad accogliere il visitatore vi sono due belle acquasantiere circolari in marmo dove sono collocate due sculture in bronzo raffiguranti S. Giovanni Battista (1610) e il Redentore (1610).
Le pale degli altari sono dedicate alla vita di Gesù che sono:
- la Natività di Cristo, 1584-88, sul primo altare a destra di Francesco Bassano;
- della bottega di Paolo Veronese, il Battesimo di Cristo, sul secondo altare a destra;
- di Domenico Tintoretto, la Flagellazione di Cristo, del 1588 circa, sul terzo altare a destra;
- della scuola di Paolo Veronese l’ascensione di Cristo nel primo altare a sinistra;
- di Francesco Bassano la Resurrezione di Cristo 1584-88 nel secondo altare a sinistra;
- di Jacopo Palma il Giovane il Trasporto di Cristo al sepolcro nel terzo altare a sinistra.
- la tavola della Madonna con Bambino e due angeli musicanti di Alvise Vivarini, incastonata come un gioiello in una preziosa cornice di legno, databile al 1500;
- la statua della Madonna con Bambino attribuita a Jacopo Sansovino;
- San Giovanni Battista di Jacopo Bassano del 1566 circa;
- Battesimo di Cristo di Paolo Veronese del 1561;
- Madonna con Bambino tra San Giovannino e Santi Gerolamo, Anna, Francesco e Caterina d’Alessandria di Jacopo Palma il Giovane del 1581 circa.
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Le Zitelle (S. Maria della Presentazione)

Cenni storici
Nell’isola dalla Giudecca si nota anche un’altra chiesa costruita con la probabile partecipazione del Palladio, S. Maria della Presentazione, detta dai veneziani “Le Zitelle”.
Il contributo del grande architetto è suggerito da forme chiaramente palladiane, come le grandi finestre termali o dioclezianaee (così chiamate perché riprese dal Palladio dalle terme di Diocleziano a Roma) e la cupola con due campanili laterali.
Gli storici dell’architettura sono concordi nell’escludere che Palladio abbia partecipato alla realizzazione definitiva, perché l’ articolazione delle pareti appare troppo piatta e con le paraste appena disegnate. Si può supporre che un progetto iniziale del Palladio sia stato poi rielaborato da un altro architetto, però mancano le fonti per poter dire qualcosa di più preciso in merito.
Le fonti scritte dichiarano che nel 1566 i Gesuiti comprarono un terreno alla Giudecca per potervi costruire un istituto di protezione per ragazze prive di mezzi. Qui le ragazze orfane o povere, che non potendo permettersi una dote non riuscivano a sposarsi o ad entrare in convento, imparavano un lavoro, che aumentava le loro probabilità di sposarsi. Per questo motivo le ragazze delle Zitelle erano famose per i loro artistici merletti.
La facciata
Essa risulta suddivisa in due ordini sovrapposti:- quello superiore segnato da una grande apertura semicircolare,
- quello inferiore con due aperture minori laterali al portale.
Da notare sono anche il coronamento del frontone e i due piccoli campaniletti.
L’imponente cupola centrale con la bella Lanterna poggia all’interno su pesanti colonne corinzie.
L’interno
E’ a pianta poligonale, impreziosito da numerose opere d’arte, tra le quali spicca l’altare maggiore del 1586. Coeva all’altare è la bellissima pala che lo sovrasta, di Francesco Bassano, raffigurante la Presentazione di Maria al tempio.
Nell’altare a destra è collocata la pala di Jacopo Palma il Giovane rappresentante Cristo nell’orto con il ritratto dei donatori Elisabetta e Pasquale Foppa, del 1618.
Nell’altare a sinistra vi è un altro dipinto di grande valore raffigurante la Madonna con Bambino e San Francesco con il ritratto del procuratore Federico Contarini di Antonio Vasilacchi detto l’Aliense, del 1609.
Sopra il portone d’accesso c’è una grande pala rettangolare intitolata Natività di Maria (1660-70) di Pietro Ricchi.
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