Mascaron

In tutte le architetture antiche il problema principale era di poter avere dei fori che portassero luce negli ambienti che si venivano ad edificare. I fori, che di fatto sono delle discontinuità della costruzione della muratira, potevano creare difficoltà statiche della costruzione per scaricare i pesi sovrastanti il foro stesso. Per questo lo stile gotico ha provveduto a costruire un foro che di fatto si infilasse a cuneo sulla muratura . Successivamente l’invenzione del foro a tutto sesto ha permesso soluzioni alternative, ma sicuramente efficaci. La soluzione arcuata ha come struttura principale la “chiave di volta”, quella pietra centrale nell’arco, che essendo a forma di cuneo, permette all’arco di mantenersi strutturalmente solido. Gli architetti veneziani però non si sono fermati ad una semplice costruzione della chiave di volta, ma per dare un tocco di originalità ad ogni arco che serebbe stato costruito, hanno fatto scolpire, su gran parte di queste pietre, una testa che sormotava in questo modo gli ingressi di gran parte delle abitazioni veneziane.
Ecco che ad ogni chiave di volta un grande volto si affaccia all’ingresso dei portoni, assumendo anche delle fisionomie strane, come ad esempio, quella della porta di accesso alla scala del campanile della chiesa di S. Maria Formosa, campanile progettato da Francesco Zucconi e terminato nel 1688.
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E’ proprio per la sua deformazione, che il Lorenzetti definisce “di violenta espressione”, che questo mascaron è conosciuto. Nella vicina calle lunga di Santa Maria Formosa anche un’antica osteria ha assunto il nome di questo marcaron che ormai è noto per la sua particolarità, per la sua asimmetria, per la sua espressione particolare che in questo architrave. Altri sono i mascaroni particolari che ai affacciano dai portoni delle più belle dimore veneziane, due in particolare sono quelli che dalle porte d’acqua di Palazzo Correr Contarini Zorzi.

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