Terrazzi - 3/3


Pavimenti in cemento

La tecnica costruttiva dei pavimenti in cemento non si discosta di molto da quella dei pavimenti in calce. La differenza sostanziale sta nel legante. Il cemento, per le sue caratteristiche tecniche, indurisce in tempi brevissimi, quindi anche la lavorazione deve subire questa accelerazione. Un pavimento che si inizia a gettare, deve essere terminato nella stessa giornata.
La tradizione veneziana vuole che mantenga le stesse caratteristiche, il cotto macinato per la coperta, le stesse proporzioni per la stabilidura con il legante. La polvere di marmo non è in questo caso fine come per il pavimento eseguito in calce, ma può raggiungere spessori fino a3-4 mm.
Preparato e steso il primo strato di coperta debitamente impastata con acqua, con una stadia asciutta viene steso lo strato di stabilidura ad asciutto. Solo quando questa ha assorbito un po’ d’acqua dalla coperta e si è bagnata, si comincia la semina vera e propria. L’attenzione che era necessaria per la semina del pavimento in calce, viene ad essere molto inferiore in quella di cemento. Se delle scaglie di marmo si sormontano, quando vengono fatte inglobare nella stabilidura, vengono lo stesso avvolte dal legante che le trattiene.
Alla polvere di marmo viene aggiunto, quasi sempre, del colorante per il cemento per dare una colorazione al fondo che altrimenti sarebbe solamente grigio. Vengono impiegati per questo motivo ossidi di diversa natura e di colore diverso in base al colore desiderato. Esistono ossidi verdi, blu, bianchi, ma i più usati sono il rosso, il giallo ed il nero.
Particolare riguardo bisogna avere invece per il cemento bianco. Di natura diversa a quello grigio normale, ha tempi di presa notevolmente diversi, quindi anche tempi di lavorazione diversi. Asciugando più velocemente, non lascia il tempo necessario per la lavorazione e “rompere la presa “ al cemento bianco, cioè lavorarlo anche dopo che la presa è iniziata, vuol dire perdere la consistenza del legante ed il pavimento così eseguito si sbriciola. Per ovviare a questo inconveniente è necessario aggiungere al cemento bianco un rafforzante la presa, ma anche con questo accorgimento il pavimento potrebbe, in tempi relativamente brevi, creare micro-fessurazioni che verranno evidenziate dalla lucidatura del pavimento stesso.
Bagnate abbondantemente, le scaglie di marmo vengono conficcate nella stabilidura e nella coperta con il rullo ed il ferro da bater. Con uno scopino poi viene controllato che ogni parte sia perfettamente incorporata. Quindi lo si lascia asciugare. Già il giorno successivo è calpestabile, ma non ancora ben consolidato. Bisogna considerare le caratteristiche di presa dei cementi: tempo di presa, tempo di indurimento, tempo di stagionatura. Il tempo di presa è il periodo di lavorabilità del cemento;può essere al massimo di otto ore. Il tempo di indurimento consiste nel periodo in cui il cemento arriva alla resistenza critica, circa tre giorni. Il tempo di stagionatura che porta le resistenze alle condizioni standard, i fatidici 28 giorni. Bisogna però considerare anche un tempo, sufficientemente ampio, che porta a completare il ciclo di indurimento, ciclo variabile, a seconda delle condizioni climatiche, da sei mesi ad un anno.
Continua a leggere

La levigatura del pavimento viene effettuata con l’aiuto di macchine levigatrici elettriche e con segmenti abrasivi la cui granulometria viene via via ridotta da grossa a sottile. Al termine della levigatura appaiono sulla superficie piccoli fori creati nell’impasto da piccole bolle d’aria che non sono riuscite ad emergere con la rullatura. Questi forellini devono essere stuccati prima di eseguire la lucidatura del pavimento. Lucidatura che viene eseguita con acido ossalico oppure semplicemente con cera.
Se la lucidatura avvenisse dopo il tempo di stagionatura del cemento si avrà un pavimento più lucido e le scaglie di marmo saranno allo stesso livello del legante.
Anche sui pavimenti in cemento si possono eseguire disegni o decori, ma il procedimento è ben diverso dal pavimento in calce. Sulla coperta vengono impiantate le sagome di legno che raffigurano il disegno da eseguire. Tutto attorno viene fatto il pavimento ed il giorno successivo, con molta cautela, vengono tolte le sagome e lo spazio riempito con il marmo di colore diverso. Così si possono fare semplici decori come fasce o ornati, o dei veri e propri mosaici come quelli eseguiti per Versace nel suo negozio di Venezia, nel quale sono stati eseguiti dei delfini in salto ed una testa con serpenti al posto dei capelli raffigurante Medusa..
Il pavimento in cemento presenta però alcuni vantaggi rispetto la calce. Si possono eseguire dei getti che, una volta induriti, possono essere posti anche in verticale, come delle lastre di marmo, per il rivestimento murale o per la copertura o la creazione di veri e propri piani di appoggio per bagni o per cucine. Già la vastità delle varietà di marmi lascia l’imbarazzo della scelta, ma se ai marmi aggiungiamo la granulometria diversa, la colorazione diversa o l’aggiunta di piccole zone seminate a mosaico, ecco che la varietà di questo tipo di superficie diventa sterminata.
Lavorazioni particolari come il granito impastato venivano eseguite nei primi anni di questo secolo per risparmiare nei materiali. Questo veniva adoperato per la costruzione di gradini, di stipiti di finestre, di colonne che reggevano ben poco peso, di balaustre, nonché di pavimenti che venivano ancora levigati a mano ed anche per il classico lavello da cucina del quale tutti noi abbiamo ricordi d’infanzia.
Pavimenti in granito impastato venivano eseguiti anche in calce, ma di solito, solo nelle zone di servizio o nelle stanze della servitù.
Un tipo di pavimentazione sempre in cemento, molto in voga negli anni 50-60, è stato il pavimento alla palladiana. Ogni riferimento al Palladio è puramente casuale. Usato inizialmente solo per esterni, si è trasformato, con l’utilizzo di marmi pregiati, in raffinato pavimento per interni.
Da lastre di marmo, di spessori variabili dai 12 ai 20 mm, vengono tagliate, con l’uso del martello a cuneo, delle scaglie che possono essere a forma arrotondata oppure squadrata. Sul sottofondo viene steso uno strato di sabbia e cemento con la stadia, sul quale vengono poggiate le scaglie di marmo in modo tale che le commissure tra scaglia e scaglia, siano le più piccole possibile. Si procede quindi a comprimerle sul sottofondo con un grande “frattazzo” per portarle tutte allo stesso livello superficiale. Gli spazi vuoti vengono quindi riempiti con cemento liquido opportunamente colorato a seconda del marmo adoperato. Quest’ultima operazione viene ripetuta più volte in quanto la “boiaca”, asciugandosi, si ritira.
Dopo la definitiva asciugatura viene levigato con la macchina levigatrice e lucidato come un normale pavimento in cemento.



Pavimenti in resine epossidiche

Negli ultimi anni alcune innovazioni tecnologiche hanno portato alla nascita di un tipo di pavimento che può essere equiparato al pavimento alla veneziana, con un nuovo legante. le resine epossidiche, che possono sostituire i leganti tradizionali.
Se, da una parte, i pregi sono la robustezza, l’elasticità e la vastissima possibilità di colorazioni diverse, anche molto particolari (la gamma di colori per le resine è pressochè infinita), per contro non si conosce come possa questo nuovo materiale rispondere nel tempo.
Il procedimento per la stesura di questo tipo di pavimentazione è questo: sul sottofondo terminato viene steso uno strato di pochi millimetri di resina sul quale avviene la semina, operazione resa difficoltosa dalla mancanza di una superficie di riferimento che possa mantenere tutti i sassi allo stesso livello. La mancanza di scaglie di marmo in alcune zone del pavimento crea le cosi dette "racche", il pavimento necessariamente deve essere disfatto in quella zona e rifatto con tutti i problemi che ne conseguono. Queste osservazioni sono state fatte su alcuni pavimenti in resina costruiti tra il '94 e '95. Le tecniche di allora siano state superate e quindi superati anche i problemi originati. Attualmente resine e scaglie di marmo vengono mescolate assieme in betoniera così che, nella stesura, il livellamento è pressochè perfetto. Ad indurimento avvenuto si comincia la levigatura.
In Palazzo Venier dei Leoni, presso la fondazione Guggenheim il 13 marzo 1998 è stato presentato un "nuovo" tipo di pavimentazione che vorrebbe sostituirsi al pastellone.
La ditta Bisazza che produce questo nuovo materiale, lo presenta come soluzione di copertura di pavimenti non più recuperabili senza disfarli. Però se i pavimenti non sono recuperabili perché lesionati o perché il sottofondo non sopporta più le sollecitazioni, porre uno strato coprente senza risolvere i problemi alla fonte, significa spostare gli stessi problemi un po’ più avanti nel tempo, ma la causa degli stessi non verrà certo risolta, quindi torneranno, aggravati nel tempo, più urgenti e con un intervento che avrà pure maggiori costi economici.
© Jumpinvenice.com

Etichette: