Terrazzi - 1/3
Tecniche costruttive
Due sono le tecniche per costruire i terrazzi, e sono in relazione al legante usato: la calce spenta (detta anche solamente calce) e il cemento. E’ evidente che la tecnica del pavimento costruito con la calce è quella più antica, che richiede maggior esperienza ed è più costosa. I tipi di terrazzo che si possono costruire sono vari e dipendono dalla grossezza del granulato usato, dai colori dei marmi prescelti, ma anche dall’effetto compositivo che scaturisce dalla mescolanza di due o più varietà di scagliette di marmo e dai coloranti usati. Va aggiunto che, anche se gli strati del materiale nella loro stesura hanno la stessa successione, la tecnica costruttiva cambia completamente in relazione al legante adoperato.
Pavimenti in calce spenta - Verifica e protezione del tavolato
Per descrivere la tecnica di costruzione dei pavimenti in calce, partiremo dallo strato sottostante il pavimento: le travi ed il tavolato. Questi devono essere controllati e collaudati prima di iniziare il procedimento di posa.
Due sono le tecniche per costruire i terrazzi, e sono in relazione al legante usato: la calce spenta (detta anche solamente calce) e il cemento. E’ evidente che la tecnica del pavimento costruito con la calce è quella più antica, che richiede maggior esperienza ed è più costosa. I tipi di terrazzo che si possono costruire sono vari e dipendono dalla grossezza del granulato usato, dai colori dei marmi prescelti, ma anche dall’effetto compositivo che scaturisce dalla mescolanza di due o più varietà di scagliette di marmo e dai coloranti usati. Va aggiunto che, anche se gli strati del materiale nella loro stesura hanno la stessa successione, la tecnica costruttiva cambia completamente in relazione al legante adoperato.
Pavimenti in calce spenta - Verifica e protezione del tavolato
Per descrivere la tecnica di costruzione dei pavimenti in calce, partiremo dallo strato sottostante il pavimento: le travi ed il tavolato. Questi devono essere controllati e collaudati prima di iniziare il procedimento di posa.
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Una particolare cura deve essere usata nei punti di raccordo tra la muratura ed il tavolato; infatti spesso accade che, il ritiro del legno o un maldestro accostamento delle tavole, porzioni di materiale gettato si incunei negli interstizi facendone crollare parte dello stesso. In quel punto, nel pavimento, sollecitato dai passaggi delle persone, si verrà a formare una depressione o financo una buca, che solo un intervento al tavolato potrà rinsaldare, intervento che però si rivelerà difficoltoso e distruttivo di quanto si renderà necessario.
Una volta verificata la compattezza del tavolato e la sua omogeneità, è necessario, per proteggerlo, stendervi sopra uno strato protettivo, in quanto la calce corrode il legno. Come ci viene mostrato dalle incisioni del Rusconi, anticamente, per ovviare a questo inconveniente, si ricorreva all’uso delle felci. Attualmente vengono stesi dei fogli di cartone catramato che ben si adattano a questa esigenza.
L’impasto per il sottofondo dovrebbe preferibilmente essere fatto con il materiale che, rompendo il vecchio pavimento non più recuperabile, viene tolto. Per brevità d’ora in avanti chiameremo questo materiale risulta. Questo contiene già una certa quantità di legante, non è sabbioso e possiede il giusto rapporto tra materiale fine ed inerte più grosso. Rimpastando il materiale di risulta avremo un doppio vantaggio, sia economico che in tempi di lavorazione: non sarà necessario portar via i calcinacci, con notevole risparmio sui tempi di discesa a pian terreno e trasporto in discarica; non necessiterà l’acquisto di nuovo materiale per il sottofondo.
Anticamente veniva impastato in un apposito luogo, con la zappa, per poter sciogliere bene la calce e poterla ben amalgamare all’inerte. Oggi viene eseguito tutto con una betoniera da cantiere, nella quale viene sciolta la calce con acqua e poi viene aggiunta la giusta proporzione di inerte.
Questo sarà impastato, con un rapporto di cinque a uno, con la calce. E’ preferibile che tutto il materiale che deve essere usato per il getto del sottofondo sia impastato anche qualche giorno prima del getto vero e proprio, per avere un impasto omogeneo. Si procederà quindi alla stesura del sottofondo.
Lo spessore del sottofondo può variare da un minimo di dieci centimetri fino ad arrivare a spessori limite, come sono stati trovati in Palazzo Cavalli a San Marco, spessori che nel terzo piano sono di 60 70 centimetri. Nell’eseguire rappezzature, anche di grande metratura, non è stato sufficiente eseguire un unico sottofondo, bensì ne sono occorsi due, questo perché altrimenti il getto fatto non avrebbe potuto essere ben compatto come necessita, quindi in tempi relativamente brevi si sarebbe sbriciolato creando vuoti sottostanti, quindi cedimenti.
La posa del sottofondo è eseguita con stadie proporzionali alla grandezza dei luoghi da pavimentare. I vecchi terazeri affermavano che anni fa, quando loro erano giovinetti, non c’era varietà di stadie e spesso anche grandi superfici venivano gettate con stadie relativamente piccole. Per questo motivo accadeva che i pavimenti non fossero perfettamente livellati, “a bolla”. A questo si aggiunga la flessione delle travi, qualche cedimento strutturale e di conseguenza anche per mantenere i mobili perpendicolari necessitano l’aggiunta di cunei.
Non bisogna distruggere, come accade spesso oggi, i pavimenti solo. Sono un reperto che bisogna curare e mantenere, perché oggidì nessuno è più in grado di eseguirne di uguali.
Rendere compatto il sottofondo è quindi la lavorazione successiva, che viene eseguita con rulli (o colonne) e battipali per la parte centrale ed un ferro appositamente sagomato, la lama, per le zone perimetrali.
Ancora oggi i terazeri chiamano “colonne” i rulli per la compattazione perché questi non erano altro che tagli di colonne che tolte dalle loro sede originale e riciclate ad un uso alternativo. Sempre più spesso oggi i rulli sono dei cilindri di ferro riempiti di calcestruzzo. Se le dimensioni del diametro del rullo superano i 40 50 cm, se fossero riempiti di betonata, sarebbero troppo pesanti per essere trasportati da un cantiere all’altro da una parte all’altra della città, o per portarlo nei vari piani dei fabbricati. La soluzione è avere un rullo cavo, nel quale, alla bisogna, si immette acqua, quindi diventa pesante quanto è necessario. E’ preferibile tirare la colonna piuttosto che spingerla. Il movimento è più lineare, quindi si evita lasciare impronte profonde sul sottofondo fresco. La passata deve coprire tutta la lunghezza della stanza per dare uniformità al livellamento. L’operazione viene ripetuta nell’altro senso, la larghezza, spostandosi lentamente verso il fondo stanza.
E’ curioso sentire l’abile teraziere battere con il battipalo. La sonorità, il ritmo, indispensabile per sentire meno la fatica, somiglia ad un tempo di ballo. Tre colpi di assestamento ed un quarto per abbassare la parte non ancora toccata. Un tempo di quattro quarti con accento sulla quarta battuta.
Nelle zone in cui ne il battipalo ne la colonna riescono a compattare il sottofondo, quindi le parti attaccate ai muri, l’operazione viene eseguita con il martello e la lama, con dei colpi ben assestati.
Quando il pavimento comincia ad asciugare ed il battipalo non lascia traccia sulla superficie dopo la battuta, (anche il timbro di quest’ultima ovviamente è cambiato) è il momento di lasciar riposare il sottofondo perché si asciughi completamente. Occorrono in media sei mesi perché questo avvenga prima di poter cominciare con la successiva operazione: la picchettatura del sottofondo.
La picchettatura è quel procedimento con il quale, con uno strumento appuntito come un piccone o lo spigolo di un badile, si creano dei piccoli fori sulla superficie liscia, distanti circa trenta cm l’uno dall’altro. Questi fori servono allo strato successivo come ancoraggio, perché non avvenga l’effetto "cartella", in altre parole il distacco, quindi il movimento dello strato superficiale.
Accadeva spesso che, per non rifare il sottofondo, si picchettasse direttamente il pavimento che si andava a coprire in quanto consunto sovrapponendo così il nuovo pavimento a quello vecchio per cui si arrivava, nel tempo, fino atre o quattro sovrapposizioni di pavimenti diverse.
Ripulita la superficie dal materiale di risulta della picchettatura, è necessario bagnarla abbondantemente perché il sottofondo assorba molta acqua e non asciughi troppo velocemente lo strato che verrà posto sopra: la coperta.
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