San Francesco della Vigna

Cenni storici

Il nome di questa chiesa deriva da un antico vigneto, presente nelle zone limitrofe già in epoca medioevale. Nel 1253 l’influente famiglia Ziani regalò il terreno ai francescani, che vi costruirono la loro seconda chiesa a Venezia; però S. Francesco rimase sempre una chiesa secondaria rispetto ai Frari, anche dopo il radicale restauro compiuto da Jacopo Sansovino. Con la sua luminosità e le sue proporzioni equilibrate, S. Francesco della Vigna è un tipico edificio dell’alto rinascimento veneziano. Per la facciata però i francescani ed i loro benefattori nel 1562 non si rivolsero più a Sansovino, che era ormai vicino agli ottant’anni, ma bensì alla stella nascente stella dell’architettura veneziana, Andrea Palladio, che aveva già dato prova delle sue eccellenti capacità con la chiesa di S. Giorgio Maggiore.


La facciata

Andrea Palladio innalzò il corpo centrale del prospetto preesistente concludendolo con un frontone triangolare posto su quattro colonne corinzie a loro volta appoggiate su un alto basamento che corre anche lungo i fianchi. Il portale, inserito tra due colonne ed estremamente alto, ha l’arco chiuso da una lastra di pietra con raggi in rilievo, sopra di esso si apre un frontone centinato e nel frontone, al centro, è stato inserito un tondo marmoreo con un’aquila in rilievo. Spostandosi verso le ali, si notano riquadri in cui sono state inserite varie iscrizioni e le nicchie con le due belle statue bronzee raffiguranti Mosè e San Paolo, opera di Tiziano Aspetti. Circa dieci anni dopo la facciata fu portata a termine, mentre tra il 1571 e il 1581 fu ricostruito anche il campanile (uno dei più alti a Venezia) sull’angolo tra la navata ed il presbiterio: autore dei lavori fu Bernardino Ongarin che lo innalzò su una base di una torre gotica.


L’interno

La chiesa è a croce latina, la navata centrale è molto ampia e su ogni lato si aprono cinque grandi cappelle. In fondo si apre lo spazio del profondo presbiterio rettangolare, diviso a metà da un altare dietro il quale esisteva il coro dei monaci. Gli ingressi laterali si aprono nelle due pareti di fondo della testata del transetto.
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