Murano, l'isola del Vetro

A nord-est di Venezia, visibile dalle Fondamenta Nuove, si trova l’isola di Murano. Questa trae il suo nome dall’antico nome di una delle porte si accesso alla antica città di Altino, Ammurianum, quando i cittadini altinati si spostarono per non essere depredati dai barbari.

Delle antiche chiese che adornavano l’isola ne rimane una sola, la Chiesa dei Santi Maria e Donato, San Donà per i muranesi. La sua costruzione risale al VII secolo, ma la sua forma attuale la acquisì nel XI secolo. La forma romanica, l’abside esterna a pianta esagonale, il suo ordine di nicchie adornato da coppie di colonnine e capitelli romanici, nonché i suoi splendidi mosaici risalenti al IX secolo, la pongono come meta obbligata a chi voglia avere un quadro completo dell’arte veneziana.

Conosciuta in tutto il mondo per la fabbricazione del vetro, non tutti sanno che fu un editto del Maggior Consiglio del 1292, a spostare nell’isola la produzione del vetro. La motivazione ufficiale fu di evitare gli accentramenti di fornaci pericolose all’interno di Venezia così che si potessero allontanare i pericoli di incendi spesso disastrosi per la città. Probabilmente la motivazione era più squisitamente protezionistica, cioè evitare che i veri conoscitori dell’arte della produzione del vetro, i maestri vetrai, si potessero allontanare da Venezia e portare altrove conoscenze così preziose per la crescita economica di Venezia. Alcune leggende, e si sa che alla base di tutte le leggende c’è un fondo di verità, alcune leggende dicono che furono mandati dei sicari a “sollecitare” il rientro di alcuni fuggitivi con l’imperativo ordine di ucciderli se non fossero riusciti a convincerli di ritornare vivi in patria.
Lo splendido Museo del Vetro ci accompagna, attraverso i millenni, nella storia del vetro dai fenici ai giorni nostri. Alcuni reperti romani pervenutici in perfetto stato di conservazione non hanno nulla ad invidiare ad alcune produzioni tanto erano perfette nella fattura e leggere nelle forme.

Uno dei pezzi importanti della produzione vetraria muranese esposto nel museo vetrario è senz’altro la Coppa Barovier. E’ in vetro azzurro scuro, decorato a smalto ed oro, è stato eseguito tra il 1470 ed il 1480, era forse il dono di nozze per i due personaggi raffigurati nei medaglioni, inoltre vi sono raffigurate due scene: la cavalcata ed il bagno alla fontana dell’amore e della giovinezza.
Scendendo ad una qualsiasi delle sette fermate del vaporetto che portano a Murano si trovano innumerevoli negozi che offrono ai passanti i migliori oggetti che oggi si possono produrre nell’isola. Vasi, coppe, lampade, lampadari, bicchieri di vetro ed oggetti di qualsiasi tipo tutti eseguiti con maestria secolare a Murano.

Il vetro è la fusione di sabbie silicee ad una temperatura di circa 800 gradi centigradi. La pasta vetrosa, incolore o per meglio dire di color cristallo, in combinazione con i minerali dà colorazioni diverse proprio in relazione al minerale adoperato; con il più nobile dei minerali, l’oro, la colorazione del vetro diviene rosata, rubin, rubino, è la denominazione del vetro ottenuto da questa miscela, bluino, opalino, calcedonio, lattimo, sono solo alcuni colori ottenuti dalla miscela delle sabbie silicee con i minerali. In questo modo si può capire l’importanza che riveste colui che prepara la composizione del materiale da fondere. In passato la preparazione dei colori era così preziosa che un maestro vetraio non rivelava le proprie conoscenze se non in punto di morte e solo ad una persona fidata, un figlio o al dipendente più meritevole.
Nei secoli passati molti pittori tra i più noti si ispirarono alla produzione vetraria muranese per dare un tocco di originalità ai propri quadri, tanto che il vaso chiamato Veronese porta questo nome proprio in onore al grande Paolo Veronese che nella sua tela Annunciazione, esposta negli spazi delle Gallerie dell’Accademia, egli dipinge un vaso tondo, trasparente, leggero e con l’imboccatura sottile, ripreso dai maestri vetrai alla fine dell’ottocento e successivamente divenuto il simbolo dell’arte vetraria.

Ogni volta che si assiste alla lavorazione del vetro si ha una sensazione di infantile stupore guardando questa massa incandescente di materia che prende forma grazie alle abili mosse del maestro.

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