Affreschi
A partire della fine del XV secolo abbiamo notizie di affreschi che abbellivano le più sontuose case patrizie. Pochi sono rimasti fino ai giorno nostri, ma le innumerevoli testimonianze scritte ci parlano di una Venezia colorata e splendida. L’ambsciatore francese che per la rpima volta percorse il Canal Grande per raggiungere la dimore del Doge di Venezia si espresse proprio magnificando la rpincipale via della città e descrivendola come colorata dei più bei colori pastello esistenti. Lo stesso Tiziano, per gli affreschi da lui esgiuti nel Fontego dei Tedeschi a Rialto, percepì una somma di 150 ducati d’oro solo dopo il controllo eseguito dei savi del consiglio per verificare che l lavoro fosse stato eseguito nei canoni della Serenissima.Etichette: arte
Mascaron
In tutte le architetture antiche il problema principale era di poter avere dei fori che portassero luce negli ambienti che si venivano ad edificare. I fori, che di fatto sono delle discontinuità della costruzione della muratira, potevano creare difficoltà statiche della costruzione per scaricare i pesi sovrastanti il foro stesso. Per questo lo stile gotico ha provveduto a costruire un foro che di fatto si infilasse a cuneo sulla muratura . Successivamente l’invenzione del foro a tutto sesto ha permesso soluzioni alternative, ma sicuramente efficaci. La soluzione arcuata ha come struttura principale la “chiave di volta”, quella pietra centrale nell’arco, che essendo a forma di cuneo, permette all’arco di mantenersi strutturalmente solido. Gli architetti veneziani però non si sono fermati ad una semplice costruzione della chiave di volta, ma per dare un tocco di originalità ad ogni arco che serebbe stato costruito, hanno fatto scolpire, su gran parte di queste pietre, una testa che sormotava in questo modo gli ingressi di gran parte delle abitazioni veneziane.Ecco che ad ogni chiave di volta un grande volto si affaccia all’ingresso dei portoni, assumendo anche delle fisionomie strane, come ad esempio, quella della porta di accesso alla scala del campanile della chiesa di S. Maria Formosa, campanile progettato da Francesco Zucconi e terminato nel 1688.
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E’ proprio per la sua deformazione, che il Lorenzetti definisce “di violenta espressione”, che questo mascaron è conosciuto. Nella vicina calle lunga di Santa Maria Formosa anche un’antica osteria ha assunto il nome di questo marcaron che ormai è noto per la sua particolarità, per la sua asimmetria, per la sua espressione particolare che in questo architrave. Altri sono i mascaroni particolari che ai affacciano dai portoni delle più belle dimore veneziane, due in particolare sono quelli che dalle porte d’acqua di Palazzo Correr Contarini Zorzi.
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Archeologia e Marco Polo
I recenti scavi archeologici eseguiti in diverse aree della città hanno portato a galla e confermato quanto della città già si sapeva: anche l’area dell’arcipelago veneziano erano abitate fin dai tempi dei romani. Nell’area dell’attuale mercato dell’ortofrutta sono stati rinvenuti resti di abitazioni romane in quello che doveva essere la riva del fiume che attraversava la città. E’stato trovato invece un laboratorio per la lavorazione della seta in prossimità del teatro Malibran, dove esistevano le case dei Polo, il più famoso dei quali è Marco, con le descrizioni dei suoi viaggi in oriente al servizio del Gran Can, ha fatto conoscere, nei primi decenni del docicesimo secolo, il lontano oriente con tutti i suoi usi e costumi, con le loro produzioni ad iniziare dalla seta, che Marco sicuramente ha portato in città, con le conoscenze acquisite nella lavorazione di tale prezioso tessuto, tanto da portare in città, o meglio all’interno della sua proprietà, un intero laboratorio per la lavorazione della seta, provvisto di forni e lavatoi con acqua corrente per il fissaggio dei colori che potessero mantenersi nel tempo. Non a caso la calle di accesso alle corti del Milion dalla Salizada S. Giovanni Crisostomo si chiama “dell’Ufficio della seta”.
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Il laboratorio, risalente all’XII secolo, è stato ritrovato durante i lavori per il recupero del Teatro Malibran, nella Corte Seconda del Milion, dove si può ammirare l’antico portone, attualmente solo l’arco, ma in “Venezia nella vita privata” di Pompeo Molmenti è stato fotografato il portone di cui sopra, tanto che sarebbe possibile risalire alla conformazione del territorio attorno alle case dei Polo, senza gli archi ottocenteschi in aderenza a quello duecentesco dei Polo.Negli scavi per il rifacimento della pavimentazione eseguiti in concomitanza con il recente restauro del Tetro Malibran, è venuta alla luce l’antica soglia di accesso alle case dei Polo dalla Corte Seconda del Milion. Questa si trova sotto l’arco duecenteso scolpito con motivi decorativi particolarmente belli, e di recente restaurato, a circa 60 cm. di profondità dall’attuale livello stradale. E’ in marmo d’Istria e particolarmente consumata nella parte di apertura della porta di uscita, come se Marco Polo nell’uscure da casa sua avesse dovuto scendere un ulteriore gradino per arrivare alla pavimentazione stradale. Anche Pompeo Molmenti nel suo Venezia nella vita Privata, Edizioni LINT Trieste, descrive l’arco come ingresso della casa di Marco Polo, dove esisteva ancora, verso la fine del 1800, un portone in legno per l’accesso alla casa.
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Il laboratorio, risalente all’XII secolo, è stato ritrovato durante i lavori per il recupero del Teatro Malibran, nella Corte Seconda del Milion, dove si può ammirare l’antico portone, attualmente solo l’arco, ma in “Venezia nella vita privata” di Pompeo Molmenti è stato fotografato il portone di cui sopra, tanto che sarebbe possibile risalire alla conformazione del territorio attorno alle case dei Polo, senza gli archi ottocenteschi in aderenza a quello duecentesco dei Polo.Negli scavi per il rifacimento della pavimentazione eseguiti in concomitanza con il recente restauro del Tetro Malibran, è venuta alla luce l’antica soglia di accesso alle case dei Polo dalla Corte Seconda del Milion. Questa si trova sotto l’arco duecenteso scolpito con motivi decorativi particolarmente belli, e di recente restaurato, a circa 60 cm. di profondità dall’attuale livello stradale. E’ in marmo d’Istria e particolarmente consumata nella parte di apertura della porta di uscita, come se Marco Polo nell’uscure da casa sua avesse dovuto scendere un ulteriore gradino per arrivare alla pavimentazione stradale. Anche Pompeo Molmenti nel suo Venezia nella vita Privata, Edizioni LINT Trieste, descrive l’arco come ingresso della casa di Marco Polo, dove esisteva ancora, verso la fine del 1800, un portone in legno per l’accesso alla casa.
A Marco Polo non viene dedicata che una misera targa sulla facciata prospicente il rio che ne diresti di assegnare maggiore onore ad un nostro illustre cittadino? Cosa potremmo fare perchè sia onorato nel giusto modo? Scrivi al sito
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Architettura nascosta
Non è difficile trovare, negli angoli più nascosti di Venezia, piccoli tesori dell’arte scultorea, con partilare riguardo a frammenti architettonici che, letteralmente inglobati nella struttura a cui appartengono, mostrano solo in piccola perte ciò che una volta poteva essere una parte portante dell’insieme costruttivo.Diventa uno splendido esempio questa piccola colonna in marmo rosso di Verona, incastonata nella muratura in un piccolo sottoportego nelle vicinanze di Campo SS. Apostoli. La scultura posta proprio nello spigolo con evidente funzione di struttura portante, ha una valenza,oltre che architettonico-strutturale, anche di esemplificazione della capacità lavorativa della manodopera veneziana nei secoli passati. La tornitura del marmo è particolarmente pregiata per la sua forma costante in tutta la sua lunghezza, arrivando al stupirci per precisione nella parte sommitale dove uno splendido lavoro di cesello ci può far ammirare le punte triangolari di rimembranze bizantine. Anche se di piccole dimensioni, ha un diametro di circa 12 cm. ed un’altezza di circa un metro, ha una forza ed una valenza artistica che ha stupito il sotoscritto che non ha potuto far a meno di documentarne la presenza per poter far conoscere a tutti quei piccoli particolari che continuano ad essere sconosciuti ma che ci stupiscono quando, girato un angolo poco frequantato, ci offrono uno scorcio suggestivo ed accattivante.
Conosci un angolo di Venezia che vuoi far conoscere agli altri?
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