Murano Glass: Emmedue Vetreria Artistica
Il Vetro di Murano
L’arte vetraria eseguita a Murano è conosciuta internazionalmente. È stata trasferita da Venezia e concentrata in quest’isola con un decreto del Maggior Consiglio nel 1292. Fin da allora gli artigiani dediti alla lavorazione del vetro pregiato, gelosi delle proprie conoscenze, si tramandavano da padre a figlio la tecnica di lavorazione del vetro, dimostrando al mondo come da semplice sabbia si possano ricavare forme d'arte ancora oggi molto ricercate e apprezzate nel mondo. Oggi l’arte si impara attraverso una lunga esperienza fatta nelle fornaci con molta pazienza e amore per l'arte di lavorare il vetro.Vetreria artistica Emmedue
La VETRERIA ARTISTICA EMMEDUE è stata fondata nel 2003 da maestri che, nonostante la loro giovane età, hanno acquisito una esperienza ventennale nella produzione di vetri soffiati con una spiccata predilezione per i bicchieri da collezione, le coppe da centrotavola, brocche e bottiglie. È veramente uno spettacolo suggestivo vederli all’opera nella loro fornace mentre forgiano la materia vetrosa incandescente.Eseguono personalmente le miscele che compongono i vari tipi di vetro, che, con caratteristiche diverse, li rendono adatti ai diversi usi nei quali sono impiegati. Speciali sono i soffiati da collezione, eseguibili in colori, linee diverse e con fantasie sempre nuove. Ricercatissime sono le linee più tradizionali che appartengono alla storia vetraria dei migliori maestri di tutti i tempi. Il servizio da tavola è un tipico prodotto delle vetrerie di Murano fin dalle origini medievali.
Appartengono alla migliore tradizione i calici, i flute, accompagnati da brocche e bottiglie di uguale raffinatezza.
LA VETRERIA ARTISTICA EMMEDUE produce molte linee, dal raffinato al moderno, la cui produzione, accuratamente eseguita a mano, dona al fortunato possessore una incantevole meraviglia nell’uso quotidiano della maestria muranese. Molto prestigiose sono le produzioni da Museo, che solo pochi maestri sono in grado di eseguire, mentre all'EMMEDUE ne troverete in vasto assortimento.
Visionando le nostre fotografie potrete vedere una vasta gamma di bicchieri della produzione tradizionale, che una serie di altri oggetti per l'arredamento della vostra casa.
Etichette: vetro
I Colori del Vetro
Processo di vetrificazione
Il principale componente del vetro è la silice (SiO2, biossido di silicio), minerale che forma la maggior parte delle rocce, ma per la preparazione del vetro questo componente deve essere particolarmente puro, perché qualsiasi impurità darebbe al vetro una colorazione indesiderata.
Per abbassare il punto di fusione della sabbia silicea, circa 1700°, si aggiunge un fondente, soda o potassa, che ha la capacità di abbassare il punto di fusione a circa 800°. La proporzione della quantità di soda nel materiale da fusione è direttamente proporzionale all’intervallo di lavorazione all’interno del quale il vetro solidifica. Si dice in gergo vetro lungo o vetro breve in relazione alla quantità di soda presente molta nel primo caso, poca nel secondo.
Glossario
Avventurina: tipo particolare di vetro che si ottiene con un procedimento molto singolare che consiste nell’aggiungere a fusione conclusa determinate quantità di materie prime, affinché il rame possa coagularsi in piccoli grumi e risulti rilucente. L’avventurina è migliore quando i cristalli di rame sono omogenei in tutta la fusione. Dell’origine dell’avventurina è rappresentativa la definizione che viene data dal vetraio seicentesco Giovanni Darduin: “la si dimanda Venturina, et con ragione, perché sortisse più da ventura che da scienza”.
Bluino: è un vetro trasparente chiaro e compatto nel colore che si ottiene con l’aggiunta di cobalto nella miscela di preparazione. Particolarmente adatto alla decorazione dei lampadari classici muranesi, viene spesso impiegato nei calici e nei piedistalli dei bicchieri soffiati.
Calcedonio: Il minerale principale per la preparazione del Calcedonio è l’argento, così denominato per la somiglianza ad una varietà della pietra dura chiamata calcedonio naturale, l’agata zonata. Risulta un vetro opaco con venature di vari colori su fondo scuro, particolarmente difficile da preparare per la particolare combinazione dei vari minerali che lo compongono.
Canna da soffio: tubo di materiale ferroso, cavo, con il quale si attinge nel crogiolo del forno per togliere la parte di vetro fuso che verrà successivamente lavorato.
Cristallo: Sabbia silicea con pochissime intrusioni di minerali nella sua composizione. Bastano pochi grammi i ossido di ferro per chilo di sabbia per dare al vetro una colorazione verde – blu. Anche la percentuale di soda influisce sulla trasparenza e brillantezza del vetro prodotto.
Filigrana: consiste nell’inserimento in una canna di vetro trasparente (cristallo) di un’anima colorata, spesso bianca, che risulta immersa, nella parte centrale, della canna. Questa è la base di tutta una serie di particolari lavorazioni, dal reticello allo zanfirico. Quando più canne vengono attorcigliate assieme si ottengono forme particolari che sembrano dei ricami all’interno del vetro
Incalmo: tecnica di accostamento di diversi colori di vetro saldati assieme a caldo così da creare, un unico pezzo soffiato con distinti colori. Solo alcuni colori possono essere uniti con questa tecnica, in quanto ogni colore ha proprie caratteristiche di raffreddamento che, ovviamente, debbono essere compatibili, altrimenti le tensioni diverse finirebbero per rompere l’oggetto creato.
Lattimo: il lattimo è un vetro bianco opaco, ideato per somigliare alla porcellana, quando le porcellane cinesi cominciarono ad essere commercializzate in Europa. L’anima della filigrana bianca è in questo materiale. Lo si ottiene opacizzando il vetro con ossido di stagno.
Murrina: la murrina è un pezzo di canna tagliata. Di solito la si ottiene con l’accostamento di vari tipi di colori in pasta vetrosa accostati per formare il disegno voluto e portati a fusione. Il risultato è una lunga canna la cui sezione ha la forma ed i colori voluti. Tagliata in dischi della lunghezza variabile da pochi millimetri a 3 4 centimetri la forma ottenuta è la murrina. L’accostamento di più murrine su una piastra permette la lavorazione della murrina stessa sia per la preparazione di vari oggetti, sia per la decorazione con l’attaccatura a caldo di oggetti grandi.
Reticello: si ha come una variante della filigrana. Con la canna in filigrana si forma una rete di canna sovrapposte dalle quali, fuse assieme, hanno una particolarità peculiare: nelle intersezioni delle canne una piccola bolla d’aria rimane imprigionata ed appare al centro dei fili della filigrana, dandole un senso di leggerezza. Sono molto apprezzati i bicchieri eseguiti con tale tecnica, ma anche i piatti, le bottiglie e le coppe.
Rubino: è un colore molto particolare della vasta gamma di colori producibili per la produzione di vetro trasparente. Il colore rosato viene dato dall’utilizzo nella miscela di prodotto vetrificante dall’oro.
Zanfirico: è una tecnica particolare di lavorazione con la quale preferibilmente vengono eseguiti piatti e bicchieri. È anch’essa una variante della filigrana. In questo caso le canne prodotte vengono intrecciate in varie forme fino ed accostate così che si possano avere vetri soffiati che dal centro partono per l’esterno come spicchi.
Il principale componente del vetro è la silice (SiO2, biossido di silicio), minerale che forma la maggior parte delle rocce, ma per la preparazione del vetro questo componente deve essere particolarmente puro, perché qualsiasi impurità darebbe al vetro una colorazione indesiderata.
Per abbassare il punto di fusione della sabbia silicea, circa 1700°, si aggiunge un fondente, soda o potassa, che ha la capacità di abbassare il punto di fusione a circa 800°. La proporzione della quantità di soda nel materiale da fusione è direttamente proporzionale all’intervallo di lavorazione all’interno del quale il vetro solidifica. Si dice in gergo vetro lungo o vetro breve in relazione alla quantità di soda presente molta nel primo caso, poca nel secondo.
Glossario
Avventurina: tipo particolare di vetro che si ottiene con un procedimento molto singolare che consiste nell’aggiungere a fusione conclusa determinate quantità di materie prime, affinché il rame possa coagularsi in piccoli grumi e risulti rilucente. L’avventurina è migliore quando i cristalli di rame sono omogenei in tutta la fusione. Dell’origine dell’avventurina è rappresentativa la definizione che viene data dal vetraio seicentesco Giovanni Darduin: “la si dimanda Venturina, et con ragione, perché sortisse più da ventura che da scienza”.
Bluino: è un vetro trasparente chiaro e compatto nel colore che si ottiene con l’aggiunta di cobalto nella miscela di preparazione. Particolarmente adatto alla decorazione dei lampadari classici muranesi, viene spesso impiegato nei calici e nei piedistalli dei bicchieri soffiati.
Calcedonio: Il minerale principale per la preparazione del Calcedonio è l’argento, così denominato per la somiglianza ad una varietà della pietra dura chiamata calcedonio naturale, l’agata zonata. Risulta un vetro opaco con venature di vari colori su fondo scuro, particolarmente difficile da preparare per la particolare combinazione dei vari minerali che lo compongono.
Canna da soffio: tubo di materiale ferroso, cavo, con il quale si attinge nel crogiolo del forno per togliere la parte di vetro fuso che verrà successivamente lavorato.
Cristallo: Sabbia silicea con pochissime intrusioni di minerali nella sua composizione. Bastano pochi grammi i ossido di ferro per chilo di sabbia per dare al vetro una colorazione verde – blu. Anche la percentuale di soda influisce sulla trasparenza e brillantezza del vetro prodotto.
Filigrana: consiste nell’inserimento in una canna di vetro trasparente (cristallo) di un’anima colorata, spesso bianca, che risulta immersa, nella parte centrale, della canna. Questa è la base di tutta una serie di particolari lavorazioni, dal reticello allo zanfirico. Quando più canne vengono attorcigliate assieme si ottengono forme particolari che sembrano dei ricami all’interno del vetro
Incalmo: tecnica di accostamento di diversi colori di vetro saldati assieme a caldo così da creare, un unico pezzo soffiato con distinti colori. Solo alcuni colori possono essere uniti con questa tecnica, in quanto ogni colore ha proprie caratteristiche di raffreddamento che, ovviamente, debbono essere compatibili, altrimenti le tensioni diverse finirebbero per rompere l’oggetto creato.
Lattimo: il lattimo è un vetro bianco opaco, ideato per somigliare alla porcellana, quando le porcellane cinesi cominciarono ad essere commercializzate in Europa. L’anima della filigrana bianca è in questo materiale. Lo si ottiene opacizzando il vetro con ossido di stagno.
Murrina: la murrina è un pezzo di canna tagliata. Di solito la si ottiene con l’accostamento di vari tipi di colori in pasta vetrosa accostati per formare il disegno voluto e portati a fusione. Il risultato è una lunga canna la cui sezione ha la forma ed i colori voluti. Tagliata in dischi della lunghezza variabile da pochi millimetri a 3 4 centimetri la forma ottenuta è la murrina. L’accostamento di più murrine su una piastra permette la lavorazione della murrina stessa sia per la preparazione di vari oggetti, sia per la decorazione con l’attaccatura a caldo di oggetti grandi.
Reticello: si ha come una variante della filigrana. Con la canna in filigrana si forma una rete di canna sovrapposte dalle quali, fuse assieme, hanno una particolarità peculiare: nelle intersezioni delle canne una piccola bolla d’aria rimane imprigionata ed appare al centro dei fili della filigrana, dandole un senso di leggerezza. Sono molto apprezzati i bicchieri eseguiti con tale tecnica, ma anche i piatti, le bottiglie e le coppe.
Rubino: è un colore molto particolare della vasta gamma di colori producibili per la produzione di vetro trasparente. Il colore rosato viene dato dall’utilizzo nella miscela di prodotto vetrificante dall’oro.
Zanfirico: è una tecnica particolare di lavorazione con la quale preferibilmente vengono eseguiti piatti e bicchieri. È anch’essa una variante della filigrana. In questo caso le canne prodotte vengono intrecciate in varie forme fino ed accostate così che si possano avere vetri soffiati che dal centro partono per l’esterno come spicchi.
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Murano, l'isola del Vetro

A nord-est di Venezia, visibile dalle Fondamenta Nuove, si trova l’isola di Murano. Questa trae il suo nome dall’antico nome di una delle porte si accesso alla antica città di Altino, Ammurianum, quando i cittadini altinati si spostarono per non essere depredati dai barbari.
Delle antiche chiese che adornavano l’isola ne rimane una sola, la Chiesa dei Santi Maria e Donato, San Donà per i muranesi. La sua costruzione risale al VII secolo, ma la sua forma attuale la acquisì nel XI secolo. La forma romanica, l’abside esterna a pianta esagonale, il suo ordine di nicchie adornato da coppie di colonnine e capitelli romanici, nonché i suoi splendidi mosaici risalenti al IX secolo, la pongono come meta obbligata a chi voglia avere un quadro completo dell’arte veneziana.
Conosciuta in tutto il mondo per la fabbricazione del vetro, non tutti sanno che fu un editto del Maggior Consiglio del 1292, a spostare nell’isola la produzione del vetro. La motivazione ufficiale fu di evitare gli accentramenti di fornaci pericolose all’interno di Venezia così che si potessero allontanare i pericoli di incendi spesso disastrosi per la città. Probabilmente la motivazione era più squisitamente protezionistica, cioè evitare che i veri conoscitori dell’arte della produzione del vetro, i maestri vetrai, si potessero allontanare da Venezia e portare altrove conoscenze così preziose per la crescita economica di Venezia. Alcune leggende, e si sa che alla base di tutte le leggende c’è un fondo di verità, alcune leggende dicono che furono mandati dei sicari a “sollecitare” il rientro di alcuni fuggitivi con l’imperativo ordine di ucciderli se non fossero riusciti a convincerli di ritornare vivi in patria.

Lo splendido Museo del Vetro ci accompagna, attraverso i millenni, nella storia del vetro dai fenici ai giorni nostri. Alcuni reperti romani pervenutici in perfetto stato di conservazione non hanno nulla ad invidiare ad alcune produzioni tanto erano perfette nella fattura e leggere nelle forme.
Uno dei pezzi importanti della produzione vetraria muranese esposto nel museo vetrario è senz’altro la Coppa Barovier. E’ in vetro azzurro scuro, decorato a smalto ed oro, è stato eseguito tra il 1470 ed il 1480, era forse il dono di nozze per i due personaggi raffigurati nei medaglioni, inoltre vi sono raffigurate due scene: la cavalcata ed il bagno alla fontana dell’amore e della giovinezza.
Scendendo ad una qualsiasi delle sette fermate del vaporetto che portano a Murano si trovano innumerevoli negozi che offrono ai passanti i migliori oggetti che oggi si possono produrre nell’isola. Vasi, coppe, lampade, lampadari, bicchieri di vetro ed oggetti di qualsiasi tipo tutti eseguiti con maestria secolare a Murano.
Scendendo ad una qualsiasi delle sette fermate del vaporetto che portano a Murano si trovano innumerevoli negozi che offrono ai passanti i migliori oggetti che oggi si possono produrre nell’isola. Vasi, coppe, lampade, lampadari, bicchieri di vetro ed oggetti di qualsiasi tipo tutti eseguiti con maestria secolare a Murano.
Il vetro è la fusione di sabbie silicee ad una temperatura di circa 800 gradi centigradi. La pasta vetrosa, incolore o per meglio dire di color cristallo, in combinazione con i minerali dà colorazioni diverse proprio in relazione al minerale adoperato; con il più nobile dei minerali, l’oro, la colorazione del vetro diviene rosata, rubin, rubino, è la denominazione del vetro ottenuto da questa miscela, bluino, opalino, calcedonio, lattimo, sono solo alcuni colori ottenuti dalla miscela delle sabbie silicee con i minerali. In questo modo si può capire l’importanza che riveste colui che prepara la composizione del materiale da fondere. In passato la preparazione dei colori era così preziosa che un maestro vetraio non rivelava le proprie conoscenze se non in punto di morte e solo ad una persona fidata, un figlio o al dipendente più meritevole.
Nei secoli passati molti pittori tra i più noti si ispirarono alla produzione vetraria muranese per dare un tocco di originalità ai propri quadri, tanto che il vaso chiamato Veronese porta questo nome proprio in onore al grande Paolo Veronese che nella sua tela Annunciazione, esposta negli spazi delle Gallerie dell’Accademia, egli dipinge un vaso tondo, trasparente, leggero e con l’imboccatura sottile, ripreso dai maestri vetrai alla fine dell’ottocento e successivamente divenuto il simbolo dell’arte vetraria.
Nei secoli passati molti pittori tra i più noti si ispirarono alla produzione vetraria muranese per dare un tocco di originalità ai propri quadri, tanto che il vaso chiamato Veronese porta questo nome proprio in onore al grande Paolo Veronese che nella sua tela Annunciazione, esposta negli spazi delle Gallerie dell’Accademia, egli dipinge un vaso tondo, trasparente, leggero e con l’imboccatura sottile, ripreso dai maestri vetrai alla fine dell’ottocento e successivamente divenuto il simbolo dell’arte vetraria.
Ogni volta che si assiste alla lavorazione del vetro si ha una sensazione di infantile stupore guardando questa massa incandescente di materia che prende forma grazie alle abili mosse del maestro.
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Per qualsiasi informazione riguardante oggetti in vetro di produzione muranese potete liberamente scrivere al sito. Avrete le risposte giuste ad ogni vostra domanda!



Vasi, coppe, centro tavola, piatti, bicchieri di ogni tipo e forma, queste sono solo alcune delle infinite possibilità di esecuzione dei famosi vetri di Murano, nelle più svariate esecuzioni e colori che hanno da sempre contraddistinto la produzione vetraria muranese. Famosi artisti si susseguono nelle varie fornaci per eseguire, con questa nobile arte, quanto di meglio il loro talento sia in grado di offrire, misurandosi con i maestri vetrai nel verificare la fattibilità di ogni progetto a loro presentato. Anche molti architetti giapponesi portano i loro disegni per far eseguire oggetti di uso quotidiano nel loro paese, ma con colori e motivi via via sempre più ricercati.


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Vasi, coppe, centro tavola, piatti, bicchieri di ogni tipo e forma, queste sono solo alcune delle infinite possibilità di esecuzione dei famosi vetri di Murano, nelle più svariate esecuzioni e colori che hanno da sempre contraddistinto la produzione vetraria muranese. Famosi artisti si susseguono nelle varie fornaci per eseguire, con questa nobile arte, quanto di meglio il loro talento sia in grado di offrire, misurandosi con i maestri vetrai nel verificare la fattibilità di ogni progetto a loro presentato. Anche molti architetti giapponesi portano i loro disegni per far eseguire oggetti di uso quotidiano nel loro paese, ma con colori e motivi via via sempre più ricercati.


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Anche un semplice bicchiere può diventare simbolo di distizione: righe orizzontali tornite, righe verticali alternate, murrine di vari colori e forme, sono solo alcuni esempi delle innumerevoli possibilità cromatiche e di forma dei vetri di Murano.

















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